03/07/2008
Parole che si vedono- La difficoltà di comunicare
Claudia e Rossella parlavano animatamente appoggiate al muretto davanti all'istituto per sordi, la gente passava e le guardava, scambiandosi subito sguardi curiosi e invadenti, mentre le due continuavano a parlare incuranti di quegli sguardi indiscreti, muovendo le mani velocemente ed alternando sguardi espressivi. Claudia e Rossella sono due ragazze sorde e parlano con i "segni", che sono ciò che la gente in genere chiama "gesti", ma che hanno una corrispondenza molto stretta con le nostre parole udibili e che fanno parte di una lingua a tutti gli effetti: la Lingua dei Segni.
"Roberto mi ha lasciato, dice che quando esce con i miei amici si sente escluso, lui conosce la lingua dei segni ma non così bene, viene preso in giro perchè a volte sbaglia nel dire le cose, è molto lento e spesso non capisce, si sente frustrato e questo sta rovinando il nostro rapporto" continua a dire Claudia a Beatrice alternando movimenti armoniosi delle mani a espressioni di tristezza. Rossella ha un modo di segnare più veloce rispetto a Claudia, è affascinante guardarla mentre parla e risponde alla sua amica: " Claudia questo succede anche a te quando esci con i suoi amici, loro sono tutti udenti, tu riesci a leggere le loro labbra, ma quando devi parlare con loro, lo vedi che provano quasi imbarazzo, perchè se non ci fosse Roberto tu non avresti potuto condividere con loro neanche una serata in pizzeria, sono egoisti, ti lasciano in disparte, hanno paura di non capirti. Devi lasciar perdere, siete due mondi diversi".
Claudia è una ragazza sorda di 25 anni, si sta per laureare in "Ingegneria delle costruzioni" una materia che grazie alle sue sviluppatissime capacità visive e visuospaziali le riesce molto bene, i suoi voti sono tra i più alti, ma a volte se non c'è l'interprete che le traduce ciò che il professore sta dicendo, lei non può assistere alla lezione. Claudia ha il padre sordo, la mamma e il fratello Mirko di 23 anni, sono entrambi udenti. Mirko ha imparato la lingua dei segni da suo padre e da sua sorella e ora è interprete di lingua dei segni. Anche lui è molto portato per le arti visive, frequenta un corso per grafico ed è amante della fotografia.
"Roberto lascia stare, hai fatto bene, lo vuoi capire che non potete stare insieme? E' una brava ragazza, ma vuoi mettere, che non può ascoltare la musica, non può venire in discoteca, e poi se ci fai dei figli e te ne nasce uno sordo pure a te? ma che sei matto! E poi che fai gli parli in sordo?". Giuseppe stava sdraiato sul suo letto, egli parlando dall'alto della sua maturità e intelligenza dispensava all'amico Roberto degli "illuminanti consigli", masticando una gomma e inserendo l'ultimo CD di Fabri Fibra nel lettore CD. Roberto prese il giacchetto e se ne andò dalla stanza dell'amico, stabilendo che per un po' avrebbe preso una pausa anche da quelle amicizie, poco disposte a far integrare altre persone, per lo più sorde, nel loro gruppo. Giuseppe continuava: " Ma che adesso ti incazzi pure con me, vedi che quella ti ha proprio cambiato, sei matto fratello! Si vattene va, vai dalla sordomuta, anzi adesso chiamala al telefono, vedi come corre a risponderti, manco sente che la stai chiamando!". A quelle parole Roberto si ferma un attimo nell'uscio della porta , chiude gli occhi, conta fino a tre: "uno..due..tre.. mi dispiace Giusè non funziona neanche contare fino a tre per evitare di metterti le mani addosso...quattro..." Giuseppe cade dal letto e si preme la mano contro la guancia, non aveva mai ricevuto uno schiaffo da Roberto che esce dalla stanza infuriato mentre Fabri Fibra continua a reppare.
Roberto piange di nascosto, è nella sua camera e ascolta i Sigur Ros, ricorda quella volta che ha fatto vedere a Claudia un video, di quel gruppo di cantanti islandesi che lui ama moltissimo. Lei per niente imbarazzata o infastidita, mettendo le mani vicino alle casse del computer osservava curiosa le sequenze di immagini che apparivano illuminando il buio della camera e sentiva le vibrazioni di quella musica con le mani, ridendo e guardando negli occhi Roberto per poi sporgersi verso di lui e baciarlo. Erano riusciti a condividere tutto, persino la musica. Perchè gli altri non se ne accorgevano? Sembravano vedere soltanto quello che volevano. Perchè la ritenevano diversa? Per il solo fatto che non sentiva? Lei può amare come ogni altra ragazza, può comunicare come ogni altra ragazza... Ripeteva tra sè Roberto: "Ho avuto paura dei giudizi altrui, mi sono fidato delle idee di altri invece che delle mie... Non sono di certo meglio di Giuseppe."
Claudia guida nel traffico della città, il suo sguardo guizza da uno specchietto all'altro, vede da lontano le luci di un'autoambulanza, si accosta, poi vede il guidatore dietro di lei con le sopracciglia aggrottate che inveisce e la guarda rabbioso, non si è accorto dell'ambulanza, probabilmente ha la radio a palla, Claudia immagina che ora stia rimbambendo tutti i passanti con il suo clacson e ringrazia il cielo di non doverlo ascoltare. La ragazza riparte al passaggio dell'ambulanza e corre in biblioteca alla ricerca di un libro introvabile che il professore ha consigliato di leggere per ottenere un extra agli esami.
E' quasi metà luglio ma la città universitaria è gremita di studenti, qualcuno stappa uno spumante contornato da decine di parenti che gli battono le mani e ora viene chiamato Dottore, qualcun'altro dorme nell'ombra degli alberi, altri discutono animatamente, hanno un aspetto intellettuale e bonario. Claudia entra in biblioteca, compila il modulo di richiesta e in attesa che le arrivi il libro esce per fumarsi una sigaretta. Vede una ragazza che agita le braccia e le viene incontro, è Paola un'amica di Roberto...Claudia si agita, non sa che fare, per un attimo è tentata di andare via. Le due ragazze si salutano, Paola chiede come sta Claudia, che risponde con un cenno della testa, Paola sta per andarsene, un pò imbarazzata per come sta andando male anche questa volta la comunicazione, ma anche un pò dispiaciuta per non saper come interagire con la ex del suo amico Roberto. Così Paola prende un bigliettino e comincia a scrivere: "Ho saputo che vi siete lasciati..".
Le due ragazze rimasero ore a parlare, pranzarono insieme e per la prima volta Claudia disse cose molto personali a Paola: "Vedi da piccola mio padre utilizzava i segni che anche mia madre, nonostante sia udente, conosce, ma lei ha sempre sofferto a vedermi segnare. Credo che avere un figlio sordo sia difficile, ma mia madre soffriva nel vedermi utilizzare il linguaggio gestuale perchè secondo lei sottolineava, anzi marcava ancora di più il mio handicap. Ma vedi io non ho mai creduto di avere un handicap fino a che me lo hanno notare: mia madre, i bambini che mi prendevano in giro, tutti sembravano intenti a farmi accorgere che mi mancava qualcosa. Io non sento, ma credimi ho tante altre capacità che ho sviluppato in alternativa all'udito, ho un'ottima memoria visiva, ricordo un volto anche se lo vedo una volta sola, dopo essere stata in visita a Milano, ho disegnato il Duomo in tutti i suoi particolari, ma questo non importa, perchè la gente si ferma alle apparenze, io non sento e questo è tutto. Mia madre da piccola ha deciso di farmi mettere le protesi retroauricolari e di portarmi da una logopedista che non voleva che utilizzassi i gesti, ero piccola avrò avuto 5 anni. Mi facevano ascoltare suoni, identificarli, ma non li sentivo in maniera ottimale e quando ero in mezzo a tanta gente sentivo solo un gran fastidioso rumore dentro le mie orecchie. Imparai a fatica anche l'italiano, ma mi aiutavo molto con la lettura labiale, infatti la mia sordità è abbastanza grave e le protesi non hanno potuto aiutarmi più di tanto. Al compimento dei miei 20 anni decisi di togliere le protesi e parlare solo in segni, ma ammetto che ogni tanto le indosso, soprattutto da quando sto con Roberto". Paola percepiva lo stato d'animo della ragazza e le scrisse sul quaderno:"Mi dispiace, capisco la tua tristezza. Quando sei uscita con noi, avrei voluto tante volte parlarti, ma pensavo che non avresti capito cosa ti volevo dire e avevo paura di fare delle gaffe, per questo evitavo. Io non sapevo che puoi guidare la macchina, che puoi fare le stesse cose che facciamo noi, mi dispiace, ti chiedo scusa. Vedrai cercherò di farvi riavvicinare, puoi contare su di me".
Quella sera infatti, grazie a Paola, Roberto e Claudia si incontrarono nel luogo del loro primo appuntamento: nella terrazza del Pincio a Roma. Claudia era arrivata prima e si era seduta proprio di fronte alla veduta di Piazza del Popolo, indossava un paio di pantaloni di lino marroni, una maglietta bianca che risaltava la sua pelle abbronzata e illuminava i suoi capelli corti biondi. Roberto arrivò puntuale, da lontano la vide, assorta tra i suoi pensieri che guardava oltre la terrazza, l'immagine di quella donna che per due settimane aveva potuto vedere solo attraverso i suoi ricordi o le vecchie foto, le provocò un momento di ansia, che lo fece desistere dal continuare, poi strinse in mano il mazzo di girasoli, che aveva portato per lei e continuò a dirigersi verso quella stupenda visione.
La chiamò toccandola sulla spalla, Claudia si voltò, e cercò di soffocare l'emozione, Roberto la strinse tra le braccia, ma lei rimase fredda, doveva prima dire delle cose, mosse le dita come per iniziare e poi cominciò, le sue mani cominciarono a disegnare espressioni e sentimenti animando e scuotendo l'aria umida della sera: "Roberto io lo so cosa sentite voi udenti, sono anni che me lo sento dire! Io so che le parole sono pensieri che si sciolgono nell'aria, le puoi sentire ad occhi chiusi, le puoi sentire mentre piangi o ridi talmente tanto che non riesci più a guardare la persona che hai davanti, mentre per noi sarebbe impensabile non guardarci negli occhi perchè ci perderemmo il filo del discorso. Io so che con la voce puoi cantare, con la voce puoi urlare, con la voce puoi ridere, esistono gli stonati e gli intonati, c'è chi ha la voce acuta e chi ce l'ha bassa, so che puoi sentire il rumore del mare e quello della pioggia o il canto di un gallo al sorgere del sole, puoi sentire la tua sveglia alle 6 e mezza quando stai per andare al lavoro, puoi sentire una macchina che arriva prima che stai attraversando, ma nessuno mi toglierà mai la poesia della vita. Noi la potremmo vivere insieme questa poesia anche se non possiamo sentire o vedere le stesse cose con i nostri sensi, la possiamo sentire con il nostro cuore. Si io la posso sentire la pioggia, con le mani la posso toccare, con gli occhi posso seguirne il ritmo, con la lingua posso sentirne il sapore, posso sentire anche il mare, lo vedo come ondeggia, come si avvicina e si allontana dalla spiaggia, come sparge nell'aria le sue gocce salate e come risplende in un tramonto d'inverno e come lo fa in diversa maniera in estate, riflettendo i mille colori che il sole gli ha prestato e che si riprenderà all'alba del giorno successivo. Io so cos'è la musica, tanto che te ne sto parlando in lingua dei segni, nella nostra lingua esistono parole come "cantare", "ballare", "ritmo", "urlare", "rumore", eppure noi non li possiamo sentire, ma li possiamo nominare, perchè viviamo nel vostro mondo e stiamo facendo di tutto per integrarci e tu mi lasci perchè i tuoi amici la pensano come sia scontato che la pensino...mi hai deluso. Mi hai profondamente ferita come hanno fatto per anni i bambini a scuola che mi vedevano segnare, come ha fatto mia madre facendomi sentire diversa perchè lei si sentiva diversa, era un problema suo non mio capisci? E ora che mi sono integrata e posso stare sia con gli udenti che con i sordi, tu mi fai tornare indietro? Mi hai fatto star male, doppiamente, ho perso la persona che amavo e ho perso anche la mia sicurezza, non mi sento più sicura di me, capisci mi sento sbagliata, da quando sto con te, da ben due anni, ho ricominciato a portare le protesi, nonostante 5 anni fa le avessi buttate dalla finestra! Ho cercato di venirti incontro, ma ora sento che devo sentirmi a mio agio così, semplicemente come sono, perchè tu a me vai bene così, esattamente come sei e non vorrei cambiarti per niente al mondo". Roberto tirò fuori i girasoli che le aveva comprato e le disse: "Tu non sai per trovare questi fiori, che ho fatto, sono entrato in una proprietà privata vicino alla Pontina, non avrei potuto prenderti dei fiori qualsiasi, questi sono i tuoi preferiti. Scusami, in queste due settimane ho messo anche io in discussione tutto, ho preso una pausa dalle vecchie amicizie non voglio farmi coinvolgere, voglio continuare a pensare con la mia testa e continuare ad amarti come non ho mai smesso di fare. Tu sei perfetta così come sei, sei molto più autonoma di certe ragazze che sentono, con la differenza che tu hai imparato a farlo lottando e soffrendo, perchè ti sei voluta riscattare dalla gente che ti riteneva un'handicappata. Sei una donna fragile e forte allo stesso tempo, sai alternare queste due parti di te in base al momento e alle situazioni, è così la donna che ho sempre voluto vicino."
14:03
Scritto da: frenice1
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