20/07/2008

Felicità assoluta e felicità relativa

Eccomi, sono in spiaggia con una compagnia nuova, la zia single di Vivy che a 65 anni ormai compiuti e reduce da situazioni amorose finite male, ha deciso di intraprendere questo viaggio che è la vita, da sola. Eppure è felice, quale sarà il suo segreto? Ora lo so e mi sento meglio.

 Ripenso all'anno passato: attraversavo un momento difficile, fatto di attacchi di panico e fobie e anche mettere un piede fuori di casa mi faceva paura, così decisi di affrontare la situazione di petto e fare un viaggio con Vivy a casa di sua zia, la mia amica mi aveva assicurato che mi avrebbe fatto bene. Arriviamo nella sua casa e subito mi accoglie come una nipote, prendiamo un caffè e parliamo un po', poi  mi dice:"Vieni, mi sembri il tipo giusto per poter parlare della mia fede". La sua casa alterna mobili antichi a oggetti etnici, l'appartamento sembra grande per una sola persona,  è tutto così semplice, così poco impegnativo, da farmi sentire essenziale a quell'ambiente, come se la sola presenza umana aiuti a riscaldare l'atmosfera di quelle stanze. Io, Vivy e la zia Rosa entriamo nel suo tempio, è una stanza poco illuminata, al centro vi è un mobile chiuso a chiave e intorno delle offerte: frutta, fiori, incenso. "Posso aprirlo solo io o chi ha la mia autorizzazione" ci dice girando la chiave del curioso mobile. "Qui c'è scritta tutta la mia vita, io sono diventata buddista dopo un lungo cammino, non mi sono voluta arrendere e ho trovato qui il mio posto". Ora capisco la sua diffidenza iniziale, se avesse fatto questo discorso ad una persona minimamente scettica l'avrebbe presa per pazza, l'avrebbe magari incolpata di essersi rifugiata in un credo diverso da quello cattolico per manie di grandezza o per debolezza d'animo, ma io in quel momento accettavo ogni consiglio che mi potesse far sentire bene e mettevo insieme quelli per me più significativi per poi farne un mio grande puzzle di frasi felici. La osservo mentre guarda e rilegge le scritte in quella lingua che non conosco e comincia a raccontare: "Vedi, un giorno volevo farla finita, ero veramente a pezzi, mi trovavo sul balcone e guardavo giù e mi ripetevo che se avessi fatto quel salto tutte le mie sofferenze sarebbero finite. Mio figlio era appena morto, il mio secondo marito dopo quel lutto se ne è andato lasciandomi sola, in una casa grandissima e piena di lacrime." Non so cosa dirle, Vivy mi guarda e mi sorride, ma anche lei accenna uno sguardo triste. Continua a raccontare dopo una lunga pausa: "Poi ho cominciato a credere, mi sono avvicinata alla comunità buddista di questo piccolo paese, dove sono venuta a vivere lontano dalla mia famiglia quarant'anni fa, per seguire il mio primo marito. Sembra tutto un disegno perfetto, a volte si prendono delle strade che ci portano a soffrire, ma sai che ti dico? Che se non avessi sofferto e non avessi fatto uscire tutte le mie lacrime ora non avrei così chiara la mia vita. Io sono consapevole che le sofferenze sono provocate dalle nostre cattive azioni." Io rimango tesa e le chiedo: "Vuoi dire che se mi capita qualcosa di male è colpa mia? Scusa la franchezza, ma perché incolparsi per qualcosa che succede e non possiamo controllare? non serve a niente, aumenterebbe solo il nostro malessere. Se ti sono capitate cose difficili nella tua vita non è colpa tua". Mi risponde guardandomi e scrutandomi allo stesso tempo e accennando un sorriso: "Io credo nel cerchio della vita, finché la nostra anima non diventa Buddha ossia non raggiunge l'illuminazione non fa altro che reincarnarsi e reincarnandosi si porta dietro le azioni della sua vita passata, se queste azioni, seppur inconsapevoli hanno provocato male, queste ci porteranno male e saranno redente solo da altre azioni buone." Io mi trovo contraria su alcune cose e gliele espongo: " Io non credo nella reincarnazione, credo che ci sia una vita sola e che va vissuta a pieno, ogni azione buona che faccio, se la faccio non è per salvare la mia anima, ma perché mi va di farla." Non mi piaceva l'idea che io non fossi unica, che i miei genitori fossero altri nelle altre vite e che la nostra anima viene riciclata così come se fosse una cosa da poco, mi sembrava riduttivo. Lei capisce il mio dissenso: "Ognuno trova le sue spiegazioni, le nostre idee sono vitali, io ho trovato conforto in questo. Credo che il mio corpo sia un tempio pronto ad accogliere la dimensione della mia anima, c'è chi si reincarna formica, chi elefante, ma sono solo involucri, sono comunque vita e vanno rispettati. Anche la terra è vita, gli alberi sono capelli, i mari sono occhi, la terra è la pelle. Devi mettere buone cose da parte e queste ti torneranno indietro, ma non come le tu le hai date, modificate, con gli interessi!" ridiamo tutte e tre e per un po' abbandoniamo la conversazione. alcune cose sono ingannevoli, sembrano arrivare al momento giusto per darci la felicità, ma è una felicità effimera perché in realtà sono distruttive, sono sostenute da basi deboli. Dopo quella vacanza il nostro motto, un po' ironico è stato: "Devi mettere buone cose!"

Un anno dopo sono ancora lì, le mie paure non mi bloccano più, gli attacchi di panico non mi hanno più fatto visita, il mio puzzle è stato costruito anche grazie a Rosa e al suo piccolo contributo. Mentre penso, sdraiata sull'asciugamano si avvicinano Vivy e Rosa che nonostante l'età mostra un tatuaggio sulla spalla sinistra con l'iniziale di suo figlio e un sole accanto, non è ostentato ma le sta davvero bene, si avvicina a me e dice: " Giorgio mi ha richiesto di uscire, forse stavolta una pizza l'accetto, ma ormai sto bene così, non ho bisogno di nessuno vicino, sono una single sessantenne che devo andare a cercare ancora?". Ridendo le rispondo: "Meglio sole che male accompagnate, però se la compagnia è piacevole forse farai bene ad accettare".

La felicità assoluta si costruisce nel tempo e non ha bisogno di niente altro che di noi stessi, ognuno di noi possiede quella forza vitale che ci può far toccare il cielo e ci può scaraventare a terra alo stesso tempo, siamo noi a decidere in che verso muoverla. La felicità relativa è data da un momento, da una situazione, da una persona, ma non è dentro di noi, è condizionata dall'esterno per questo è effimera. Immagina il fondo dell'oceano, è calmo è pacato, se c'è una tempesta questa avviene in superficie ma non può smuovere il cuore del mare.